Titoli di coda (to be continued??)

“Un niño siempre puede enseñar tres cosas a un adulto: a ponerse contento sin motivo, a estar siempre ocupado con algo y a saber exigir con todas sus fuerzas aquello que desea”

Immaginiamo di avere una nuova pubblicazione della nostra avventura su “La Settimana Enigmistica”. Di sicuro inizierebbe dal confronto tra queste foto, il prima ed il dopo, e sotto recherebbe la scritta: “Trova le differenze”.
Già, cos’è cambiato? Partiamo dallo sfondo, Buenos Aires. A dire il vero ci è apparsa più o meno la stessa, solo un po’ più fredda. Ora passiamo ai soggetti: di sicuro si possono definire meno curati, con capelli e barba più lunghi, coi vestiti pieni di polvere; molto più invecchiati di quanto il tempo non dica. La gente ci chiede di dove siamo e non riesce ad indovinare più la provenienza italiana: spagnoli, americani, ecuadoregni, tedeschi, israeliani, ci hanno definito persino missionari…forse siamo solo divenuti cittadini del mondo, è difficile limitare la “propria casa” ad un solo luogo in questo incredibile pianeta.
Osservando bene le foto, appariamo anche più stanchi, con la motivazione ai minimi, ma rilassati, sereni e ben più coscienti. Siamo partiti con un gran numero di domande: ad alcune abbiamo dato risposta, altre non le consideriamo più di grande importanza, ma ve ne sono che permangono irrisolte. Ora però quando ci si ripresenteranno avremo una casistica di esperienze e di confronti molto più grande sulla quale basarci: se decideremo di intraprendere una certa strada, sapremo che ci sono già altre persone che l’hanno fatto, altri “pazzi” alla continua ricerca di cosa li rende davvero felici.
Conserviamo i ricordi: i primi giorni di viaggio, seppure più lontani, sono quelli che ci sovveniamo con maggior chiarezza, in fondo l’inizio è il momento più complicato, quello in cui tutto risulta nuovo, diverso, in cui i timori e le preoccupazioni sono maggiori. Poi diventa tutto più semplice, assodato, già provato, e le immagini diventano più vaghe. Bei ricordi, bei momenti, le difficoltà superate ci ricorderanno che ce la si può fare.
Ed ora la sfida più grande, cercare un proprio posto in Italia, capire se riusciremo a trovare le condizioni e le motivazioni necessarie per viverci. C’è chi ha definito la carriera come un’invenzione del XX secolo…ora siamo consapevoli che ognuno può trovare la propria realizzazione in tanti modi diversi, coscienti però di non farci comprare dalla società, assuefare dai suoi vincoli, rinunciare ai propri desideri.
Tutta la gente sogna, la maggior parte crede che dopo il risveglio sia tutto finito…ma c’è qualche raro pazzo che non vuole svegliarsi, che non è disposto a nessun prezzo a rinunciare a felicità e libertà.

“Don’t cry because it’s over, smile because it happened”

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23. Villa Tunari – Parque Machia

Vi sarete chiesti che fine avessimo fatto…dispersi nella giungla per un mese, ad affrontare insidiosissimi tucani, dispettosissime scimmie capuccino, voraci aquile e la mascotte: sul lato sinistro lo stallone italiano, dal peso di 200kg di soli muscoli, divoratore di arachidi e noci di cocco, Rocky Balù!!!

Villa Tunari, città temuta da tutti: l’attraversamento del Puente Espiritu Santo è considerata una delle prove di massimo coraggio in Sud America, la Red Bull sponsorizza gli audaci che vogliono affrontare questo insano pericolo!

Noi ce l’abbiamo fatta, ed ora ci godiamo gli ultimi giorni di “vacanza” a Buenos Aires, sorseggiando nell’artistica Palermo Viejo.

Comunidad Inti Wara Yassi – Parque Machia

intiwarayassi

Il bello di questo viaggio è la possibilità di sconvolgerlo repentinamente, dicesi: Libertà!

Risulta incredibile come un volantino in una bacheca di un ostello di La Paz possa stravolgere completamente i piani di un viaggio, certo questo non sarebbe stato possibile se non aiutato da altri fattori, primo fra tutti l’essere comunque appagati inerentemente all’esperienza ciclistica: le condizioni estreme, quelle più impegnative e stimolanti, le abbiamo superate pedalando contro venti di 100 km/h, portando la bici su salite che si impennavano fino a superare i 4.000 m slm, dormendo isolati da tutto ciò che possa ricordare la civiltà, camminando ad altezze che nessun picco in Europa è in grado di raggiungere, sfrecciando su discese non adatte a cuori deboli o a chi soffra di vertigini.

Non va esclusa inoltre l’impossibilità di raggiungere quella che era la nostra prossima motivazione (Machu Picchu) nel modo desiderato: l’Inca Trail non ha posti disponibili fino al prossimo 18 ottobre e questo viaggio ci ha insegnato che la fatica di raggiungere un luogo te lo fa apprezzare molto di più che esservi semplicemente “scaricati” di fronte da un autobus.

Con queste basi non è difficile aggiungere un po’ di…follia a questo viaggio che nei momenti precedenti la partenza veniva etichettato come “pazzia pura” da quasi tutti quelli che ci stavano accanto.

Da qui nasce un nuovo progetto e, dopo aver provato a donare qualche speranza in più a persone che non hanno la nostra stessa fortuna di potersi scegliere una vita comoda, ora tentiamo di portar qualcosa di buono anche al mondo animale.

Questa volta non chiediamo contributi o donazioni, ma agiremo noi stessi quali volontari nel Parque Machia, uno dei tre in Bolivia dove la Comunidad Inti Wara Yassi (per maggiori informazioni potete visitare la loro homepage: http://www.intiwarayassi.org) accoglie animali debilitati (da circhi, zoo o feriti in natura) con l’obiettivo di reintegrarli nel loro habitat dopo un periodo di riabilitazione.

Dopo oltre 7.000 km decidiamo quindi di appendere le biciclette al chiodo e di spendere quest’ultimo mese che ci resta in Sud America portando a passeggio simpatici puma in mezzo alla giungla, raccogliendo frutta per sfamare vivaci scimmie o lavare miti orsi andini.

22. La Paz – Huayna Potosi – The Death Road

E’ oramai luogo comune il fatto che a volte risulti benefico sia fisicamente che mentalmente prendersi una pausa dalle nostre amate biciclette. Quindi arrivati a La Paz, abbiamo deciso di andarci a fare una passeggiata rilassante su un monte qui nei paraggi. Risultato: ascensione dell’ Huayna Potosi, 6088m s.l.m.. Giusto per continuare a riposarci abbiamo deciso di percorrere la famosa “Ruta de la Muerte”, una strada sterrata che dai 4700m scende ai 1200m, si passa dall’essere circondati dall’innevata Cordillera Real all’essere sommersi dalla giungla amazzonica.

Llallagua – World Vision Project

Grazie al vostro aiuto oltre 800 euro sono stati raccolti per aiutare le popolazioni boliviane della parte nord della regione di Potosi (è sempre possibile partecipare fino alla fine del nostro viaggio, 15 agosto prossimo).

Due giorni intensi per visitare i progetti sostenuti da Vision Mundial nella zona di Llallagua: partiamo dalla scuola di Chillca Palca dove viene fornita un’istruzione a circa 230 studenti provenienti da comunità composte da una ventina di famiglie e disperse nella cordigliera; ne visitiamo una, quella di Esquincachi. Le condizioni di vita sono davvero misere e l’alimentazione alquanto carente nonché composta quasi esclusivamente di patate e in rare occasioni carne. World Vision sta creando serre per sviluppare nuovi prodotti agricoli e offrire una migliore varietà alimentare. Alcuni ragazzi di queste comunità, quelli in condizioni più bisognose, sono patrocinati da famiglie europee o americane che gli inviano mensilmente o annualmente un sostegno economico. Ci rechiamo poi al “Programa de Desarrollo de Area” di Layme Puraca, dove l’associazione, oltre allo sviluppo agricolo al fine di migliorare l’alimentazione locale, sostiene l’Istituto Simon Bolivar dove ragazzi che hanno terminato gli studi possono imparare un mestiere senza dover fuggire verso le città ed utilizzando poi la conoscenza acquisita per il sostentamento personale e per il bene della comunità. Gli insegnamenti impartiti agli alunni comprendono: meccanica e saldatura, motori, macchine agricole, cucina ed elettronica. A disposizione degli studenti che abitano a 2 o 3 ore dalla scuola, è stato predisposto un convitto con 52 posti letto.

L’impressione circa il lavoro di World Vision è positiva, dei risultati sembra stiano arrivando, forse la direzione non è sempre la più efficiente ma si fa ciò che si può coi mezzi e con le conoscenze a disposizione: di sicuro l’impegno ce lo stanno mettendo.

21. Uyuni – Potosi – Sucre – Oruro

Se c’è qualcosa che questo viaggio ci ha fatto maturare è l’odio per il vento…non importa in che direzione noi stiamo pedalando, non riusciamo mai ad averlo a favore! E anche una tempesta ha deciso una sera di venire a bussare alla nostra tenda.
Se non bastassero i fattori atmosferici, abbiamo dovuto fronteggiare anche una manifestazione che ha chiuso 2,6 km di strada dopo Uyuni per rivendicare la costruzione di un Terminal per i bus.
Non ultime delle scene che avrebbero fatto rabbrividire Indiana Jones: durante una visita alle miniere di argento di Potosi (dove le norme di sicurezza non esistono) rischiavamo di rimanere bloccati in un tunnel, dopo che dieci cariche di dinamite sono esplose a poche decine di metri da noi e rocce iniziavano a crollare per la scossa. I minatori ci hanno detto di non preoccuparci che il giorno dopo avrebbero messo in sicurezza le travi: per il momento bastava correre il più veloci possibile. 15.000 persone che lavorano in questa “montagna della morte”, dove la speranza di vita lavorativa è di 15 anni e l’unica motivazione che fa sopportare questo inferno è di portare a casa qualche soldo per sostenere la propria famiglia. Grazie a questo sfruttamento le più grandi compagnie minerarie svizzere e canadesi possono distribuire bonus con molti zeri ai propri dipendenti (che “rischiano la vita” dietro una comoda scrivania) e chiamare Madonna e gli U2 alle proprie feste di Natale.

20. San Pedro de Atacama – Calama – Paso Fronterizo Ascotan – Ollague – San Juan – Salar de Uyuni

Numerose fonti ci avevano passato la seguente informazione: le strade Boliviane sono le peggiori al mondo. Diciamo che la notizia è solo parzialmente corretta: non per il fatto che le strade qui siano in condizioni pietose, ma per il concetto stesso di poterle definire strade. Nella maggior parte dei casi si seguono piste marcate dal copertone di qualche fuoristrada che si incrociano a ripetizione senza che vi sia alcuna indicazione a segnalare il cammino. Anche questo Paese però, il più povero del Sud America, ha paesaggi incredibili da offrire, primo fra tutti lo straordinario mare bianco della Salar de Uyuni. Nemmeno i condor, il gelo o l’averla affrontata senza guida ci ha fermati ed anche il punto che nell’idea iniziale era il più a Sud del viaggio è stato superato!