Parte terza: le pedalate superano quota 4.000, ma la ruota continua a girare…

IMG_1820 copia Il bello del tenere un proprio diario di viaggio consiste nella possibilità di rileggere sentimenti provati ed emozioni e insicurezze vissute in attimi che risalgono solo ad alcuni mesi fa, ma che al momento appaiono così lontani, coperti da un bagaglio di ricordi che inizia ad essere davvero pesante e denso di diapositive così diverse tra loro. Il viaggio non risulta solo una strada percorsa, una foto scattata, ma un qualcosa che lentamente modifica chi lo compie, gli fa emergere consapevolezze che prima non aveva, lo porta ad affrontare situazioni e a vivere in modi che fino a poco tempo prima avrebbe sdegnato. Il confronto si arricchisce quanto maggiori sono le differenze in cui ci si imbatte, e la mente ne giova. A volte sembra che tutto diventi più complicato ed illeggibile, ma poi le prospettive si chiariscono ed emergono da questo turbinio interiore.
È divertente rileggere le pagine scritte ad inizio viaggio e guardarsi dentro osservando differenze e sfumature col viaggiatore attuale. Ora le preoccupazioni e le difficoltà iniziali appaiono così lontane: l’andare in bici e l’affrontare salite e meteo avverso appare fin troppo normale. Non vi è più quel timore reverenziale per un qualcosa che ci si approccia a fare ma che non si conosce e risulta così…diverso. Citando un capolavoro di Mel Brooks, ora guardando cartina e percorso il primo pensiero che giunge è: “Si può fare!”
All’inizio gli incontri con altri ciclisti, viaggiatori di più lunga data, creavano un senso di ammirazione ed una leggera soggezione. Ora tutto appare meno impressionante: loro semplicemente si sono messi in viaggio prima. Si arriva a capire che la cosa più difficile la condividevamo già con loro: il coraggio di partire.
Bello è anche vedere gli sguardi della gente che si ferma e ci chiede informazioni su ciò che stiamo facendo: sono loro a mostrare meraviglia, a restare stupiti e attoniti di fronte a quanto stiamo compiendo.
Basta una buona motivazione per proseguire: i primi mesi i paesaggi ce la fornivano da soli; l’incontrare ciclisti e scambiarsi in dieci minuti impressioni, notizie sul percorso, donarsi ottimismo e coraggio per raggiungere una meta in cui si scopriva esserci una buona “panaderia”.
Nell’ultimo periodo questi fattori sono venuti meno, ma ora c’è qualcosa di diverso ad attenderci: l’altura della Cordigliera, il caldo torrido ed il gelo notturno dei deserti, nuovi villaggi sperduti e nuovi Paesi. Avere una sfida, l’affrontarla e il superarla: questo è il più grande stimolo per proseguire nel viaggio, per dare un senso a queste pedalate che per ora hanno coperto più di 4.000 km…ma che non hanno certo intenzione di arenarsi qui.

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