16. Santiago (pt.2) – Los Andes – Paso Los Libertadores – Puente del Inca – Uspallata – Mendoza

Santiago ha provato a trattenerci fino in fondo: non solo per le due settimane spese ad attendere che i cileni riuscissero a capire come si cambia un disco rigido, ma anche perché nel giorno della partenza ci impedivano di percorrere tunnel e autostrade che risultavano necessari per uscire da questa non certo bella metropoli. Il viaggio è ripreso e anche al confine siamo stati vittime dell’incapacità di prendere decisioni da parte delle autorità e delle forze pubbliche cilene. Dopo quasi 30 ore passate nella dogana in attesa dell’autorizzazione per proseguire e del passaggio della tormenta che minacciava il lato argentino, siamo finalmente riusciti a raggiungere il Paso Los Libertadores ed il Tunnel del Cristo Redentor a 3.185 m s.l.m. La discesa sul lato argentino è stata un qualcosa di straordinario, con le perle del Cerro Aconcagua (6.962 m),  la più alta vetta del mondo (Asia esclusa), e del Ponte del Inca…ma l’intero percorso è stata una gioia per gli occhi.

Nulla accade per caso.
Le due settimane di attesa alla fine non hanno influito sulla nostra destinazione finale e ci hanno dato il tempo per liberare la mente, far ritornare la voglia di pedalare e non farlo diventare un qualcosa di automatico e ripetitivo, nonché confrontarci con altri viaggiatori. E la gioia è doppia in quanto sembra sia servito anche a chi ci ha gentilmente ospitato. Gli occhi lucidi ci hanno trasmesso un vivo ringraziamento per la motivazione ricevuta ed il grande incoraggiamento a perseguire nel proprio sogno…e non è mai troppo tardi per realizzarlo. Da soli a volte è dura ma la vita riserva sorprese straordinarie e ci fa incontrare chi ci può aiutare.
Piantare una “Rosa China” in una metropoli è il principio a cui tutti possono giungere; avere un colibrì che quotidianamente venga a cibarsene è la sua incredibile realizzazione.

“Il viaggiare è la sola cosa in cui si spendono soldi, ma che ti rende più ricco.”

Il computer ora è tornato a funzionare anche se tutti i dati sono andati persi…è un po’ come ripartire da zero, ma non è la stessa sensazione di quando lasciammo Buenos Aires. In memorie esterne conserviamo le foto, ed i ricordi sono parte di noi. Se fossimo al cinema diremmo che sta per iniziare il secondo tempo…e in quest’ultimo spesso i film riservano grossi colpi di scena.

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